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CRISI HANJIN, IN MARE ANCORA MERCE ITALIANA PER UN VALORE DI 350 MILIONI

LAGHEZZA SOSTIENE LA BATTAGLIA DELL’AUTONOMIA DEI PORTI LIGURI

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La Spezia – Pieno sostegno alla sfida lanciata dalla Regione Liguria, per garantire ai porti liguri (che producono la quota più consistente del gettito Iva, delle tasse portuali e dei dazi versata nelle casse dello Stato), una marcata autonomia finanziaria nell’utilizzo di queste risorse.

Dieci anni fa a Milano i porti liguri avevano presentato uno studio condotto dal Certet Bocconi che per la prima volta aveva evidenziato l’enorme gettito prodotto dai tre scali marittimi della regione e lo squilibrio clamoroso fra quanto questi porti pompavano in termini di Iva sulle merci all’import, dazi doganali e tasse, e quanto invece ottenevano dallo Stato per finanziare la manutenzione o la realizzazione di nuove infrastrutture. Infrastrutture che avrebbero permesso di aumentare il traffico e quindi di tradursi in un ulteriore gettito.

Le categorie imprenditoriali avevano sostenuto quella battaglia e più di recente avevano affiancato anche Assoporti, allora guidata da Pasqualino Monti, nel tracciare una riforma portuale che garantisse una forte autonomia finanziaria delle singole Autorità portuali e quindi evitasse la consueta distribuzione a pioggia dei fondi alimentati da pochi porti. «La riforma– afferma Alessandro Laghezza a nome della Community portuale di La Spezia – ha tradito queste aspettative e la distribuzione, alla quale stiamo assistendo in questi giorni, della quasi totalità delle scarse risorse disponibili a porti del sud, ripropone interrogativi sconcertanti, materializzando i fantasmi di un ritorno al passato». «La Community di La Spezia – conclude Laghezza – esprime quindi un forte interesse anche per la proposta del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, in merito a una differente configurazione delle Autorità portuali e a un’eventuale loro trasformazione in Spa dotate di forte autonomia e agilità gestionale».

CRISI HANJIN, IN MARE ANCORA MERCE ITALIANA PER UN VALORE DI 350 MILIONI

NUOVA INTERVISTA AL PRESIDENTE ALESSANDRO LAGHEZZA

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Laghezza: urgente un chiarimento di responsabilità

per i carichi di droga trovati sulle navi e sui Tir

Nei giorni scorsi un carico di 28 chili di cocaina trovato in un container su una nave che ha fatto scalo a Gioia Tauro. Da agosto a oggi 1077 chili di cocaina sequestrati dalla Guardia di Finanza. Con conseguenze sull’operatività del trasporto tutt’altro che marginali. Navi e Tir sotto sequestro, coinvolgimento nell’inchiesta del comandante della nave e della compagnia armatrice o dell’impresa di trasporto, dello spedizioniere o dell’agente marittimo, spesso con l’avvio di procedimenti giudiziari.

Secondo Alessandro Laghezza, presidente e amministratore della maggiore società italiana di spedizioni doganali, il fenomeno del traffico di droga e la crescita esponenziale delle spedizioni che transitano attraverso i porti italiani, “minaccia di mettere in crisi le principali categorie professionali del trasporto” che nella stragrande maggioranza dei casi non sono in grado di controllare il contenuto dei container e che si trovano coinvolti in inchieste pericolosissime da tutti i punti di vista.

Secondo Laghezza è arrivato il momento di definire le regole di ingaggio e quantomeno a livello nazionale individuare con chiarezza, in sede preventiva, i limiti di responsabilità e nella maggior parte dei casi l’impossibilità totale di effettuare controlli da parte delle categorie professionali del trasporto, primi fra tutti gli spedizionieri e gli spedizionieri doganali.

Sequestrare una nave portacontainer che trasporta più di diecimila box pensando che il comandante possa essere certo del contenuto di ogni singolo container, pur rendendoci conto delle difficoltà crescenti nei controlli da parte delle autorità competenti impegnate in una lotta a tutto campo con i trafficanti, è comunque destinato ad aprire la porta su un futuro carico di incertezze per chiunque operi nel settore del trasporto.

alessandro

INTERVISTA AD ALESSANDRO LAGHEZZA, PRESIDENTE DEGLI SPEDIZIONIERI

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La Spezia – 3 maggio 2017.

E’ online l’intervista integrale al nostro Presidente Alessandro Laghezza, presidente anche degli Spedizionieri del Porto di La Spezia, che parla delle potenzialità dell’area retroportuale di Santo Stefano Magra e della possibilità di sinergie tra i porti di La Spezia e Marina di Carrara.

Di seguito il link all’intervista integrale.

Fonte: Youtube | Link Articolo

alessandro

“GRUPPO LAGHEZZA, non solo pratiche doganali”

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Il settore degli operatori doganali e marittimi è cambiato molto negli ultimi anni e noi ci siamo adeguati. Per assumere una dimensione nazionale ed essere competitivi a questo nuovo livello ora abbiamo quindici sedi operative e abbiamo consolidato le attività già avviate. Infatti il cuore pulsante del gruppo resta alla Spezia.
Ci sono stati cambiamenti importanti negli ultimi due anni all’interno dell’agenzia marittima e spedizionieri navali Gruppo Laghezza, come lo stesso presidente e amministratore delegato Alessandro Laghezza racconta. «Questo ambito si è trasformato molto di recente– spiega – In parte è dovuto alle nuove normative introdotte, dall’altro lato le innovazioni informatiche hanno modificato e migliorato il lavoro quotidiano. Abbiamo cercato di abbracciare questi cambiamenti e ci siamo riusciti». Adesso l’azienda dispone anche dell’ulteriore certificazione di qualità Aeof.
Al momento, l’impresa conta centocinquanta dipendenti e quindici sedi, dislocate su tutto il territorio nazionale, nei porti e negli interporti più importanti del Paese e anche all’aeroporto di Milano Malpensa.
Fra le sedi principali ci sono La Spezia, Genova, Savona,Viareggio, Venezia e Napoli, senza dimenticare l’importante punto di appoggio logistico a Santo Stefano Magra.
Le attività spaziano dalle operazioni doganali e marittime, alla logistica e trasporto container, alla raccomandazione navale e assistenza imbarco e sbarco. «Siamo passati da essere operatori doganali e portuali di riferimento nella zona dell’Alto Tirreno a svolgere queste funzioni a livello nazionale – precisa il presidente del gruppo – anche perché ora l’abilitazione per svolgere queste funzioni ha validità su tutto il territorio italiano». Questi cambiamenti hanno comportato un incremento nel fatturato complessivo e all’interno delle risorse umane dell’azienda, «infatti la sede principale, in viale san Bartolomeo 103, è stata ampliata».

Il cuore pulsante resta alla Spezia, dove ancora viene preparata la maggior parte della documentazione doganale. C’è un altro aspetto del quale il gruppo va fiero: «Siamo “raccomandatari” della compagnia di navigazione Ignazio Messina dal 1977 – spiega Laghezza – Rappresentiamo in esclusiva la nave nei confronti delle autorità navali e curiamo tutte le pratiche della stessa, a partire dall’ingresso nel porto».

La società, attiva dal 1987, comprende le aziende Ratti&Laghezza, AL Logistics e Alefin e si compone in totale di undici soggetti, di proprietà esclusiva o controllate in partnership.

CRISI HANJIN, IN MARE ANCORA MERCE ITALIANA PER UN VALORE DI 350 MILIONI

CRISI HANJIN, IN MARE ANCORA MERCE ITALIANA PER UN VALORE DI 350 MILIONI

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La Spezia – L’allarme di Laghezza: «Devono essere sbarcati ancora 2500 container in Italia».

Più di 5000 container contenenti merci “italiane”, per la maggior parte prodotti finiti e componentistica in importazione, per un valore complessivo quantificabile fra i 300 e i 350 milioni di dollari, bloccati sulle banchine dei porti o nelle stive delle navi.

Il crack della compagnia coreana di trasporto container. Hanijn Line «non è più, e non è mai stato, un problema solo per il mondo che ruota sui porti e sulle rotte del trasporto marittimo». A sottolinearlo con forza, lanciando un nuovo allarme sull’effetto domino che il collasso finanziario della settima compagnia mondiale potrebbe innescare, è Alessandro Laghezza, presidente di Ligurian Logistic System, nonché consigliere nazionale di Fedespedi e di Confetra. «E’ un problema serissimo per l’economia italiana che, come quella dei maggiori paesi europei, lega il suo funzionamento a un regolare flusso di approvvigionamenti e che ora si trova a fare i conti con la “merce prigioniera” e con due rischi incombenti. Da un lato, quello della paralisi di alcune importanti catene produttive di primarie industrie italiane comunque con un aggravio dei costi a carico della merce;dall’altro, un rinvio a tempo indeterminato delle importazione dei beni di consumo (in primis prodotti elettronici) provenienti dai paesi asiatici e destinati alla grande distribuzione italiana».

«Benchè in tempi stretti tutti gli operatori italiani e la Federazione nazionale spedizionieri (Fedespedi) –sottolinea Laghezza– si siano attivati per accelerare lo sblocco di queste merci e la prosecuzione a destino, anche attraverso l’assunzione diretta di responsabilità e la sottoscrizione di fideiussioni, la situazione è ben lontana dalla normalità». Secondo Laghezza dai 2000 ai 2500 container sono stati sbarcati sulle banchine, ma almeno altrettanti sono ancora bordo di navi in mare aperto. Navi che, in alcuni casi, evitano di entrare nei porti per il timore fondato di essere poste subito sotto sequestro.

«Tre –conclude Laghezza– sono le navi che attualmente risultano avere a bordo merce e prodotti destinate a La Spezia: la “Hanjin Italy” e la “Hanjin Tabul” ferme in rada davanti a Jeddah, mentre la “Hanjin Korea” è in navigazione verso Yantian. A queste si aggiunge la “Hanjin Spain” che dopo aver scaricato la quota di carico per La Spezia, ha saltato lo scalo di Genova e attualmente è in attesa di operare presso il porto di Valencia dove dovrebbe scaricare anche i container destinati a Genova. Attualmente, delle 98 navi censite nel sito Hanjin, 15 risultano sequestrate o bloccate in banchina, 7 navi noleggiate sono rientrate in possesso dei proprietari e 10 sono alla fonda in prossimità delle rade di vari porti nel mondo, mentre 18 sono ancora operative nel porto coreano di Busan. Il resto della flotta risulta prevalentemente alla fonda in acque internazionali o in attesa di autorizzazioni e garanzie per entrare in porti nelle quali il rischio sequestro è altissimo. «Una situazione che già oggi minaccia più di cento posti di lavoro, ma che potrebbe aggravarsi; una situazione che richiede –conclude Alessandro Laghezza– un immediato sforzo diplomatico del governo italiano su quello coreano, ma anche l’adozione di misure straordinarie e l’adozione di tutti gli strumenti possibili per ridurre l’impatto sia sul comparto portuale e logistico sia sull’intera filiera produttiva».

Fonte: The MediTelgraph | Link Articolo

Gruppo Laghezza Tempi rapidi per il nuovo Presidente

“TEMPI RAPIDI PER IL NUOVO PRESIDENTE”

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Alessandro Laghezza guida gli spedizionieri spezzini e fa parte de La Spezia Port Service, la community portuale spezzina.

Cosa cambierà per il porto della Spezia con la nuova riforma del sistema portuale? “Ritengo che il porto della Spezia costituisca già un’eccellenza in ambito nazionale, grazie ad alcuni fattori di eccellenza riconosciuti in ambito nazionale, quali l’elevata quota di trasporto ferroviario, i  dwell times particolarmente contenuti resi possibili anche dall’utilizzo esteso del pre-clearing da parte di spedizionieri ed agenti marittimi spezzini e le elevate rese in relazione agli spazi realizzate dai Terminal. La riforma consentirà di sviluppare sinergie con il Porto di Carrara, naturalmente complementare con quello di La Spezia, e di rafforzare il ruolo di guida dell’Autorità Portuale e dell’Agenzia delle Dogane, consentendo finalmente la piena attuazione dello sportello unico dei controlli e semplificando pianificazione ed attuazione delle opere portuali. Molto poi dipenderà dalla scelta del Presidente, che mi auguro sia dotato di adeguata esperienza, professionalità e visione internazionale.”

 Quali sono le aspettative di sviluppo per la seconda parte del 2016? “Per quanto riguarda il porto di La Spezia, prevedo per la seconda parte del 2016 una sostanziale tenuta dei volumi, mentre credo che per l’avvio delle principali opere, quali l’ampliamento delle banchine portuali conseguente al trasferimento delle Marine del Canaletto e la realizzazione dei nuovi fasci di binari, bisognerà attendere il 2017. Per la nostra Azienda, in particolare, la seconda metà del 2016 prevede il completamento di un ambizioso piano di sviluppo a livello italiano ed il consolidamento della nostra presenza nell’area logistica di Santo Stefano Magra per quanto riguarda La Spezia.”

 Infrastrutture e collegamenti. Quali sono le priorità per il porto della Spezia? “Da un punto di vista infrastrutturale, la piena attuazione del Piano Regolatore Portuale prevede alcune opere fondamentali di ampliamento delle banchine, realizzati peraltro in regime di project financing dai gruppi Contship e Tarros/Arkas, nonché l’allargamento del Molo Garibaldi ovest a compensazione dell’attività crocieristica svolta nel primo bacino. Resta il nodo della nuova stazione marittima ed opere connesse, ivi compreso l’eventuale realizzazione di un molo dedicato alle crociere. Per noi spedizionieri riveste fondamentale importanza la realizzazione del polo unico dei controlli a Santo Stefano Magro, la posa dei nuovi fasci di binari in porto ed in generale lo sviluppo delle connessioni ferroviarie, dal terzo valico genovese (che indirettamente riguarda anche La Spezia) alla Pontremolese.”

 Su quali mercati esteri deve puntare maggiormente La Spezia per incrementare i propri traffici? “I mercati esteri di riferimento del Porto della Spezia sono naturalmente quelli dell’Austria, della Svizzera e della Bassa Germania. Questi ricchi mercati sono “aggredibili” rimuovendo definitivamente il gap burocratico che fino ad oggi ci ha penalizzato ed investendo nella infrastrutture materiali ed immateriali di collegamento con gli interporti del Nord Italia, che possono costituire veri punti di “rilancio” delle merci verso i mercati mitteleuropei.”

Quale è il ruolo del Gruppo Laghezza nel Sistema Spezia? “La nostra azienda mantiene alla Spezia il proprio motore, ma trae oggi il proprio fatturato dai principali porti ed interporti italiani, sui quali siamo presenti in particolar modo per quanto riguarda i servizi doganali. Proveniamo da alcuni anni di forte crescita e stiamo oggi gestendo una fase di consolidamento e sviluppo delle nostre strutture, senza trascurare Trasporti e Logistica che già oggi rappresentano il 50% del fatturato del Gruppo.”

Fonte: The MediTelgraph | Link Articolo

gruppo laghezza alessandro laghezza

PORTI PIU’ EFFICIENTI CON I DATI IN RETE

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Genova – «Serve una piattaforma digitale unificata per i tre porti liguri, perché se parliamo tutti la stessa “lingua” guadagniamo efficienza e ottimizziamo i costi».

Alessandro Laghezza, presidente della Ligurian Logistic System, società costituita dalle tre associazioni degli spedizionieri liguri, ha studiato anche quanta efficienza e produttività è possibile recuperare dalla nascita di una InterPort Community System: «Potremmo recuperare almeno il 10%, con la condivisione dei dati dei flussi logistici dei tre porti liguri da inserire nella piattaforma comune – continua Laghezza – Potremmo ottenere una migliore integrazione informatica con l’autotrasporto e arrivare quindi all’automazione dei varchi portuali, che oggi sono per tutti un fattore di criticità». Il traffico ferroviario, secondo gli spedizionieri liguri, potrebbe così ottenere una migliore gestione, in collaborazione anche con gli interporti di riferimento della pianura padana. Tempi di sosta più brevi, autostrade meno intasate dal traffico pesante e utilizzo più efficiente delle infrastrutture ferroviarie esistenti: «Anche l’autotrasporto potrebbe abbattere i costi e risultare più competitivo».

L’obiettivo è quindi ottimizzare la gestione di 16 milioni di dati che ogni anno vengono processati nei vari sistemi informatici, pubblici e privati.

Fonte: The MediTelgraph | Link Articolo